Antropocene… capita.
Capita, quando ci si rilassa, di leggere; capita, quando si legge, di imbattersi in qualcosa di allarmante; capita, specie se si ha prole, di pensare al futuro in termini meno ristretti dell’hic et nunc.
Capita che l’uomo stia danneggiando, pare irreparabilmente, la terra. Un acuto osservatore, il premio Nobel Paul Crutzen, propone di chiamare l’attuale periodo, in quanto era geologica, antropocene, ovvero un periodo in cui l’uomo sta da solo agendo in maniera decisa sullo sviluppo del pianeta decidendone di fatto le sorti: portandola alla distruzione.
Accade spesso, parlando con gli amici, di affrontare il tema dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale, dell’innalzamento degli oceani etc..
Leggendo un libro di Michael Crichton, Stato di paura, dedicato all’argomento (un romanzo, certo, ma ben circostanziato) mi ero fatto l’idea che fosse più una montatura che un pericolo concreto. Si sosteneva nel libro del famoso romanziere che da sempre la terra è soggetta a cambiamenti climatici e che in fondo non è il caso di preoccuparsi.
Ora comincio a pensarla diversamente
