La Pizia del web
Un articolo molto interessante apparso su Punto Informatico approfondisce gli aspetti filosofici del web.
Un concetto, fra i molti, mi sembra da sottolineare: il rischio di confondere la presenza sul web come l’unico livello di realtà..
“Google, per esempio, a volte sembra essere usato come un tempo si ricorreva ai vati, per cercare risposte a qualsiasi domanda prema all’interessato. Ancor peggio, una nuova generazione di utenti impazienti sembra implicitamente adottare un approccio molto pericoloso: se il vate/Google non ne parla significa che l’oggetto in questione non esiste o è comunque trascurabile ed insignificante. Il limite dell’analogia sta nel fatto che i motori di ricerca non si compromettono, non perchè danno risposte misteriose che necessitano di interpretazione, ma piuttosto perchè ci danno moltissime risposte non sempre compatibili tra loro, e tra le quali sta poi a noi scegliere.”
(Luciano Floridi, Professore di “Information Ethics” e “Philosophy of )Information” ad Oxford
Ormai tutti prima di scegliere un albergo, un’automobile, un posto di lavoro, un farmaco, un pc, un telefono, un programma televisivo, una lavatrice… guardano nel web per vedere quanto e come se ne parli..
Per non parlare delle persone: chi di noi non ha mai digitato su google il proprio nome o quello di qualche suo amico?
Davvero il proprio valore è legato alla presenza in google?
Se un buon muratore sa far bene il suo mestiere non necessariamente lo si vedrà riflesso in pareri positivi sul web: ma vale la stessa considerazione per un medico, per un consulente finanziario, per un web-designer?
Per certi settori la risposta è scontata: i grandi progettisti informatici, sviluppatori e guru hanno naturalmente grossa rilevanza nei motori di ricerca perchè parte del proprio lavoro si comunica e si costruisce attraverso il confronto sul web..
Ma se non vedo il nome del pediatra di mio figlio su google devo preoccuparmi?
Ed è il caso di controllare la reputazione su facebook del nuovo fidanzato di mia figlia?

