Ott 8 2009

.. e dove finisce il profumo delle pagine?

kindle

kindle

E’ in arrivo Kindle, il più famoso lettore (by Amazon) di e-book, già un successo negli Stati Uniti.

Comodo, potente, utile.. ma anche un po’ costoso e soprattutto poco poetico.. farà successo in Italia, terra di romantici e tradizionalisti, patria della letteratura e della poesia, cultrice del calamaio e dell’inchiostro?

Certo l’idea di svegliarsi ogni mattina, aggiornarlo mediante wireless con l’ultima edizione dei giornali che ci interessano e portarselo dietro in metropolitana o al bar sembra una comodità interessante.. la connettività a tutti i costi, con l’avvento di i-phone e smartphone vari, ci ha ormai un po’ abituati a quest’idea. Ma di certo leggere un giornale con il piccolo schermo di un i-phone non è certo un’impresa rilassante.

Il Kindle unisce la comodità della connettività con il “comfort” di una schermata adeguata, che in qualche modo ricrea l’effetto inchiostrosucarta..

Vedremo.. qui un bell’articolo di approfondimento


Set 15 2009

Il manifesto di internet

How journalism works today. Seventeen declarations.

1. “Internet è diverso” - Il nuovo mezzo di comunicazione è molto differente rispetto agli altri media. Chi vuol lavorare nel campo dell’informazione deve adattare i propri metodi di lavoro alla realtà tecnologica di oggi invece di ignorare e contestare il mondo multimediale. Bisogna produrre prodotti giornalistici nuovi e migliori.

2. “Internet è un impero mediatico tascabile” - Grazie a internet è possibile fare dell’ottimo giornalismo anche senza immensi investimenti. Il web riorganizza le strutture esistenti dei media abbattendendo gli antichi confini che esistevano tra giornali, televisione, radio etc.

3.”Internet è la nostra società e la nostra società è internet” - Wikipedia, YouTube e i social network sono diventati una parte della vita quotidiana per la maggioranza delle persone nel mondo occidentale. I mezzi di comunicazione, se intendono sopravvivere alla rivoluzione tecnologica contemporanea, devono capire i legittimi interessi dei nuovi utenti e abbracciare le loro forme di comunicazione.

4. “La libertà di internet è inviolabile” - Il giornalismo del XXI secolo che comunica digitalmente deve adattarsi all’ architettura aperta di Internet. Non è ammissibile che si limiti questa libertà in nome di interessi particolari commerciali o politici, spesso presentati come interessi generali. Bloccare parzialmente l’accesso a internet mette a repentaglio il libero flusso delle informazioni e il diritto fondamentale di informarsi.

5. “Internet è la vittoria dell’informazione” - Per la prima volta grazie a Internet l’utente può scegliere realmente come informarsi e attraverso i motori di ricerca attingere a un patrimonio d’informazione immenso.

6. “I cambiamenti apportati da Internet migliorano il giornalismo” - Grazie a internet il giornalismo può svolgere un’azione socio-educativa completamente nuova. Ciò significa presentare notizie in continuo cambiamento attraverso un processo inarrestabile. Chi vuol praticare il giornalismo deve essere stimolato da un nuovo idealismo e capire che le risorse offerte da internet sono un incredibile stimolo a migliorare.

7. “La rete richiede collegamenti” - La rete è fatta di collegamenti. Chi non li usa si autoesclude dal dibattito sociale e ciò vale anche per i sitiweb dei tradizionali mezzi di comunicazione.

8. “Linkare premia, citare abbellisce” - Chi fa giornalismo online deve offrire all’utente un prodotto sempre più completo. Linkare le fonti e citarle permette di conoscere direttamente e più ampiamente i temi di cui si dibatte.

9. “Internet è la nuova sede per il discorso politico” - Il giornalismo del XXI secolo deve fare in modo che il dibattito politico si trasferisca sempre di più sulla rete così il pubblico potrà partecipare direttamente ai discorsi politici e dire la sua.

10. “Oggi libertà di stampa significa libertà d’opinione” - I giornalisti non devono temere che la rete possa sminuire il loro compito di selezionare le notizie e informare. La vera dicotomia che invece internet realizza è quella tra il buon e cattivo giornalismo.

11. “Sempre di più: le informazioni non sono mai troppe” - Sin dall’antichità l’umanità ha capito che più informazioni si hanno più è grande la libertà. Internet è il mezzo che può più di tutti può allargare la nostra libertà.

12. “La tradizione non è un modello di business” - Come dimostra già la realtà odierna è possibile fare buon giornalismo su internet e guadagnare denaro. Non bisogna ignorare lo sviluppo tecnologico solo perché secondo alcuni distruggerà le aziende giornalistiche, ma bisogna avere il coraggio di investire e ampliare la piattaforma multimediale.

13. “Il diritto d’autore diventa un dovere civico su Internet” - La rete deve rispettare il diritto d’autore, ma anche il sistema del copyright deve adattarsi ai nuovi modelli di distribuzione e non chiudersi nei meccanismi di approvvigionamento del passato.

14. “Internet ha molte valute” - Il modo più tradizionale di finanziare i giornali online è attraverso la pubblicità. Altri modi per finanziare i prodotti giornalistici devono esseri testati.

15. “Cio’ che rimane sulla rete resta sulla rete” - Il giornalismo del XXI secolo non è più qualcosa di transitorio. Grazie alla rete tutto rimane nella memoria degli archivi e dei motori di ricerca e ciò fa in modo che testi, suoni e immagini siano recuperabili e rappresentino fonti di storia contemporanea. Ciò stimola a sviluppare un livello qualitativo sempre migliore.

16. “La qualità resta la più importante delle qualità” - Le richieste degli utenti sono sempre maggiori. Perché un utente resti fedele ad un particolare giornale online, quest’ultimo deve garantire qualità e soddisfare le richieste del lettore senza rinunciare ai propri principi.

17. “Tutto per tutti” - Internet ha dimostrato che l’utente giornalistico del XXI secolo è esigente e nel caso di un dubbio su un articolo è pronto a studiare la fonte per essere maggiormente informato. I giornalisti del XXI secolo ha dimostrato che il lettore cerca non sono quelli che offrono solo risposte, ma quelli che sono disposti a comunicare e a indagare.


Apr 22 2009

Antropocene… capita.

Capita, quando ci si rilassa, di leggere; capita, quando si legge, di imbattersi in qualcosa di allarmante; capita, specie se si ha prole, di pensare al  futuro in termini meno ristretti dell’hic et nunc.

Capita che l’uomo stia danneggiando, pare irreparabilmente, la terra. Un acuto osservatore, il premio Nobel Paul Crutzen, propone di chiamare l’attuale periodo, in quanto era geologica, antropocene, ovvero un periodo in cui l’uomo sta da solo agendo in maniera decisa sullo sviluppo del pianeta decidendone di fatto le sorti: portandola alla distruzione.

Accade spesso, parlando con gli amici, di affrontare il tema dei cambiamenti climatici, del riscaldamento globale, dell’innalzamento degli oceani etc..

Leggendo un libro di Michael  Crichton, Stato di paura,  dedicato all’argomento (un romanzo, certo, ma ben circostanziato) mi ero fatto l’idea che fosse più una montatura che un pericolo concreto. Si sosteneva nel libro del famoso romanziere che da sempre la terra è soggetta a cambiamenti climatici e che in fondo non è il caso di preoccuparsi.

Ora comincio a pensarla diversamente


Apr 17 2009

Crowdsourcing, la passione dei dilettanti per fare business

Colpisce un articolo riportato su Internazionale che riporta alcuni casi di successo di aziende che per sviluppare nuovi prodotti, per fare test market e più semplicemente per ottenere gratis nuove idee, si sono appoggiati alle folle di appassionati (spesso, ma non sempre, dilettanti) che le hanno aiutate a fare business.

Questo seguendo la logica dell’open source e delle comunità di appassionati on-line.

Il successo viene dal basso


Gen 12 2009

La Pizia del web

Un articolo molto interessante apparso su Punto Informatico approfondisce gli aspetti filosofici del web.

Un concetto, fra i molti, mi sembra da sottolineare: il rischio di confondere la presenza sul web come l’unico livello di realtà..

“Google, per esempio, a volte sembra essere usato come un tempo si ricorreva ai vati, per cercare risposte a qualsiasi domanda prema all’interessato. Ancor peggio, una nuova generazione di utenti impazienti sembra implicitamente adottare un approccio molto pericoloso: se il vate/Google non ne parla significa che l’oggetto in questione non esiste o è comunque trascurabile ed insignificante. Il limite dell’analogia sta nel fatto che i motori di ricerca non si compromettono, non perchè danno risposte misteriose che necessitano di interpretazione, ma piuttosto perchè ci danno moltissime risposte non sempre compatibili tra loro, e tra le quali sta poi a noi scegliere.”

(Luciano Floridi, Professore di “Information Ethics” e “Philosophy of )Information” ad Oxford

Ormai tutti prima di scegliere un albergo, un’automobile, un posto di lavoro, un farmaco, un pc, un telefono, un programma televisivo, una lavatrice… guardano nel web per vedere quanto e come se ne parli..

Per non parlare delle persone: chi di noi non ha mai digitato su google il proprio nome o quello di qualche suo amico?

Davvero il proprio valore è legato alla presenza in google?

Se un buon muratore sa far bene il suo mestiere non necessariamente lo si vedrà riflesso in pareri positivi sul web: ma vale la stessa considerazione per un medico, per un consulente finanziario, per un web-designer?

Per certi settori la risposta è scontata: i grandi progettisti informatici, sviluppatori e guru hanno naturalmente grossa rilevanza nei motori di ricerca perchè parte del proprio lavoro si comunica e si costruisce attraverso il confronto sul web..

Ma se non vedo il nome del pediatra di mio figlio su google devo preoccuparmi?

Ed è il caso di controllare la reputazione su facebook del nuovo fidanzato di mia figlia?